Il gruppo si consolida
Entrano in società Carlo e Paolo Pirastu, accanto a Chicco Binaghi e Sergio Massidda; emergono Tonio Murru e i giovani Saccheri e Velluti. Alla guida tecnica Carlo Satta, poi Antonio Pirastu.
Olimpia Pallacanestro Cagliari: venticinque anni di storia, nobilitata dal decennio 1968-1978 del grande Brill.
È il 23 febbraio 1953 quando il «piccolo e vivace» Eusebio "Beby" Mosca, insieme ai compagni d'avventura Cabiddu e Satta e con l'arrivo di Antonio Pirastu che lascia l'Esperia, getta la prima pietra delle fondamenta dell'Olimpia.
La scelta nasce dalla fantasia dei tre amici, ma è anche un modo per ovviare alla crescente rivalità tra Aquila ed Esperia: restare fuori da ogni polemica, coltivare al meglio la propria passione, costruire una realtà con obiettivi più ambiziosi.
La nuova società parte dai campionati regionali. La prima formazione che scende in campo con i colori verdi dell'Olimpia è fatta di soli giovani cagliaritani: Ambrosiani, Cabras, Cabiddu, Floris, Meloni, Mennella, Mosca, Sori, Luigi e Pietro Stagno.
Venticinque anni dopo, quella squadra di quartiere avrà battuto i campioni d'Europa e riempito un palazzetto da cinquemila persone.
Entrano in società Carlo e Paolo Pirastu, accanto a Chicco Binaghi e Sergio Massidda; emergono Tonio Murru e i giovani Saccheri e Velluti. Alla guida tecnica Carlo Satta, poi Antonio Pirastu.
Il campo del Comando dell'Aeronautica Militare, dove arriva la serie B; poi un hangar della Fiera Campionaria, dove matura la promozione in serie A; infine il nuovissimo Palazzetto dello Sport.
Il rafforzamento della dirigenza con Edo Pedrazzini, Giorgio Cugusi e Giovanni Russo; la costruzione del Palazzetto, casa della società per trent'anni; la collaborazione con il Cagliari calcio, voluta da Andrea Arrica ed Enrico Rocca, con la denominazione U.S. Cagliari Pallacanestro.
Arrivano giocatori da fuori Cagliari (Giuseppe Correddu, Silvio Angius) e dal continente: Borghetti, Rigucci, Marchetti, Rago, Cosmelli, Melilla, Pieroni, Sabatini, Hualich e Blasizza, accanto a Velluti, Alberto Pedrazzini, Paolo Pirastu, Ezio Lotti e Franco Cruccas.
Nelle prime stagioni la società nata nel 1953 porta il nome di Olimpia: in questo scatto d'archivio la scritta campeggia ancora sulle canotte dei giocatori.
Mosca, Cabiddu e Satta, con l'arrivo di Antonio Pirastu dall'Esperia, fondano l'Olimpia. Si comincia dai campionati regionali, con una squadra di soli giovani cagliaritani e i colori verdi della società.
I risultati sono alternanti. La squadra è affidata prima al grande coach Vittorio Tracuzzi, poi a Ezio Lotti e infine, nel 1967, a Otello Formigli, che la porterà in serie A e la guiderà ai suoi massimi successi. Nell'estate 1967 la società perde Maurizio Cosmelli in un tragico incidente; la direzione tecnica è assunta dal dottor Carlo Pirastu.
Sul campo della Fiera di Cagliari arriva la Stella Azzurra Roma, prima in classifica, di coach Tonino Costanzo e Sandro Spinetti: la prima contro la seconda, con l'Olimpia costretta a vincere per andare agli spareggi. I cagliaritani cedono nel primo tempo (32-18), passano a metà ripresa (42-38), poi si arrendono ai 26 punti di Spinetti (52-48). La promozione è rinviata, ma solo di un anno.
La delusione non ferma la dirigenza: la SIR di Rovelli concede lo sponsor attraverso il marchio Brill. La squadra si consolida con Velluti, Pedrazzini, Correddu, Rigucci, Pulin, Natalini, Sabatini, Borghetti, Marchetti e Blasizza, sempre guidata da Formigli, e compie l'impresa nello spareggio di Napoli contro Brindisi (62-56). È la prima squadra sarda in Serie A di pallacanestro.
L'estate 1969 è di grandi manovre, soprattutto nella ricerca del giocatore straniero che i regolamenti hanno reintrodotto nel giugno 1965. Ai neopromossi si aggiungono Spinetti e Albanese dalla Stella Azzurra, Frigerio da Cantù, Raffaele da Livorno e l'americano Howard. L'esordio contro la blasonata Ignis Varese è tremendo. A dicembre Howard torna negli USA per problemi familiari e la squadra perde il suo elemento di spicco, non sostituibile per regolamento: eppure si compatta e vince tre delle ultime partite, compresa quella con la Virtus Bologna. La retrocessione arriva comunque.
Nel 1970/71 è ancora la Stella Azzurra a frapporsi alla risalita, complice l'infortunio che costringe Spinetti a mezzo servizio. Con gli innesti di Nanni e Bernardini e dei giovani Serra, Mastio e Manca la formazione trova equilibrio: dopo due sconfitte interne con Siena e Livorno arriva un filotto di vittorie e l'apoteosi di Siena, decisa dopo due tempi supplementari da un rocambolesco canestro di Spinetti a tre secondi dalla fine. Una curiosa nemesi: nel 1968 Spinetti aveva sbancato Cagliari con la maglia della Stella Azzurra, nel 1972 sbanca Siena con lo stesso score di 26 punti, regalando al Brill la seconda promozione. Ezio Cardaioli, allenatore della Mens Sana, raccontava che quel canestro architettato da Rigucci lo mise a letto per una settimana con quaranta di febbre.
Il direttore tecnico Carlo Pirastu porta a Cagliari tre grandissimi giocatori: Don Holcomb dalla Memphis State University, l'italo-argentino Ferello e Massimo Villetti, campione d'Italia con l'Ignis Varese. Il 4 ottobre 1972, contro la Norda Bologna, scendono in campo Pedrazzini, Holcomb, Ferello, Villetti, Spinetti, Nanni, Bernardini, Vascellari, Correddu, Serra e Mastio, allenatore Otello Formigli.
Alla sconfitta iniziale segue un'alternanza di risultati, poi le imprese di Milano, Udine e Padova. La perla arriva in casa contro l'Ignis Varese, fresca campione d'Europa di Morse e Meneghin, guidata da uno dei più grandi allenatori europei, Aza Nikolic. Finisce 76-75, e il grande telecronista Aldo Giordani lo grida con la voce rauca.
Messa in cassaforte la salvezza e confermato lo sponsor, partono Nanni e Bernardini, arrivano Tore Serra, Salvatore Manca ed Eligio De Rossi, e Don Holcomb viene sostituito dall'immenso John Sutter. Ma il 3 ottobre 1973, a Milano, durante un'amichevole precampionato, la società perde l'amato presidente Giovanni Russo. Assume la presidenza il dottor Silvio Basso, dirigente SIR. La squadra ridisegnata da Carlo Pirastu è però competitiva: Sutter ingaggia un duello a suon di canestri con Morse, il Palazzetto diventa un fortino e l'ottavo posto finale con la Final Four di Coppa Italia lo certificano.
Nell'estate 1974 escono di scena i veterani di tante battaglie — Alberto Pedrazzini, Sandro Spinetti e coach Formigli. Arrivano Massimo Lucarelli, Federico Nizza, il giovanissimo Gigi Maxia e il tecnico americano Howie Landa, scovato nel Nevada da Carlo Pirastu, che costruisce due squadre dentro la stessa squadra: quella compassata di Lucarelli e Villetti e quella d'assalto di Vascellari e del giovane Serra, pedine di una difesa a zone press che manda in tilt anche le migliori. Nel 1975 arriva l'emergente Carlo Rinaldi, con Anesa, Barbieri e Mascellaro; dopo l'avvio negativo, la strepitosa vittoria sulla Mobilquattro Milano (122-93) assicura un'altra stagione in A. Nel 1976/77, con l'argentino Fernando Prato e i playmaker Vincenzo Romano e Gigi Maxia, il Brill chiude quinto la stagione regolare ed è nella poule scudetto, dove cede di pochissimo alla Canon Venezia.
Raggiunta la vetta, arriva il problema peggiore: lo sponsor non rinnova. Partono Sutter, Nizza e Prato, sostituiti dagli americani Ward e Puidokas, da Mimmo Giroldi, dall'italo-argentino Nenè Firpo e dai giovanissimi del vivaio D'Urbano ed Exana; nascono incomprensioni tra tecnico e direttore sportivo, Rinaldi si dimette e l'anno si chiude con la retrocessione in A2. Nel 1978, con lo sponsor Acentro trovato a pochi giorni dall'inizio, torna Sutter anche come allenatore: un campionato sfortunato, deciso da diverse partite perse in volata, si chiude con l'88-87 di Pordenone e la serie B. L'estate 1979 regala il ripescaggio in A2 e la squadra viene affidata a Robertino Usai, ma il 134-111 contro la Sarila Rimini è il canto del cigno.
La storia dell'Olimpia non è solo quella dei campioni arrivati dal continente e dall'America: è soprattutto quella di chi ha costruito, anno dopo anno, la struttura che li ha resi possibili.
Beby Mosca, Cabiddu e Satta, con Antonio Pirastu: tre amici e una scelta di campo, per stare fuori dalle rivalità cittadine e costruire qualcosa di più ambizioso.
Edo Pedrazzini, Giorgio Cugusi e il presidente Giovanni Russo, poi Silvio Basso; e il direttore tecnico Carlo Pirastu, l'uomo dei colpi di mercato che hanno cambiato la storia della società.
Vittorio Tracuzzi, Ezio Lotti, Otello Formigli, l'americano Howie Landa, Carlo Rinaldi, John Sutter allenatore-giocatore e infine Robertino Usai.
Nei padiglioni della Fiera oltre settecento giovani affollano le file dello Sforza (femminile) e della Russo (maschile), società satelliti fondate dal segretario Gianfranco Fara, poi presidente del CONI regionale.
È domenica 4 marzo 1973 quando scende in campo a Cagliari l'Ignis Varese, fresca campione d'Europa, guidata da Morse e Meneghin e da Aza Nikolic. Il Brill si oppone con Pedrazzini capitano, Holcomb, Ferello, Villetti, Spinetti, Nanni, Bernardini, Correddu, Vascellari e Mastio, con Formigli a guidarli.
La partita inizia alle 15.00 per esigenze televisive e il popolo biancorosso digerisce male l'orario: sulle tribune ci sono appena duemila spettatori. L'andamento incerto (41-42 per Varese all'intervallo) mobilita gli altri tifosi e all'inizio della ripresa gli spalti sono strapieni.
La ripresa è un caleidoscopio di colori ed emozioni. Aldo Giordani racconta l'alternanza nei punteggi e alla fine, con la voce rauca, grida: il Brill ha vinto. Cinquemila persone gridano, saltano, si abbracciano, invadono il campo.
Dalla fondazione del 1953 all'ultimo campionato, passando per il decennio che ha reso il Brill un nome conosciuto in tutta Italia.
Conquistata nello spareggio di Napoli contro Brindisi, 62-56, con Otello Formigli in panchina.
Il 4 marzo 1973 il Brill batte i campioni d'Europa davanti a cinquemila persone.
Stagione regolare 1976/77 e poule scudetto, persa di pochissimo con la Canon Venezia.
Nelle file dello Sforza e della Russo, le società satelliti nate nei padiglioni della Fiera.
Formazioni, azioni di gioco, ritagli di giornale e il raduno dei reduci: documenti e fotografie dall'archivio della società.
“Forza Brill! Forza Brill!”
Il grido di guerra del Palazzetto — Cagliari, 4 marzo 1973
Il 134-111 contro la Sarila Rimini condanna l'Olimpia a un nuovo passo indietro, dal quale non si risolleva: il testimone di leader cittadino passa all'emergente Esperia.
Cagliari si aggrappa all'Esperia del professor Siddi, di Giorgio Di Matteo e Pippo Lai, che sfiora in due occasioni la serie A. Ma lo spirito è totalmente cambiato: i conflitti di campanile riemergono tra le società isolane e nemmeno il triplete che arriverà nel 2015 per opera della Dinamo Sassari ricreerà la splendida atmosfera generata dal Brill negli anni Settanta.