Olbia e la Gallura
Cresce in una famiglia di pastori, ma il suo orizzonte è già oltre il recinto dell'ovile: cerca un futuro da costruire con le proprie mani.
Il Re del Palio di Siena: da Olbia a Piazza del Campo, il fantino sardo che ha dominato il tufo dell'era moderna.
Nato a Olbia il 1° maggio 1943 in una famiglia rurale dedita all'allevamento delle pecore, Andrea mostra ben presto che il suo sguardo è rivolto verso orizzonti più ampi: condizioni di vita migliori, un futuro di affermazioni.
Di temperamento deciso e desideroso di riscatto sociale, a quattordici anni lascia la Sardegna e si trasferisce a Roma, dove trova lavoro all'Ippodromo delle Capannelle. Sa già cavalcare: da quel momento i cavalli saranno tutta la sua vita.
Sente parlare del Palio di Siena, dei tre giri di Piazza del Campo, della loro pericolosità e della forte tenzone tra Contrade. Non si fa pregare e, non ancora maggiorenne, si trasferisce nella città toscana.
Cresce in una famiglia di pastori, ma il suo orizzonte è già oltre il recinto dell'ovile: cerca un futuro da costruire con le proprie mani.
A quattordici anni è a Roma, all'ippodromo. È lì che il talento naturale in sella diventa un mestiere.
Glielo assegnano i senesi per il carattere deciso, senza compromessi, a volte sfrontato e polemico quanto basta.
Capisce dinamiche, strategie e risvolti politici tra le Contrade, oltre alle implicazioni psicologiche della corsa: è questo a portarlo subito alla ribalta.
Il suo obiettivo è scendere sul tufo, tra i canapi di Piazza del Campo, e affrontare i rischi della corsa. Sa che è quella l'opportunità che insegue fin da giovanissimo: le due "carriere" — il 2 luglio e il 16 agosto — sono un attestato di successo e di gloria perenne.
Il 2 luglio 1964 Degortes fa la sua prima apparizione nell'anello oblungo, con la sabbia di tufo stesa sul selciato e tre curve da far tremare i polsi: quella del Casato e quella, ancora più pericolosa, di San Martino. È in sella a Olimpico — nome ben augurante e profetico — e corre per la Contrada del Bruco.
La vittoria arriva l'anno dopo: il 2 luglio 1965, con il giubbino dell'Aquila. Da lì comincia la scalata che lo porterà ai vertici dei vincitori dell'era moderna.
Cinquantotto Pali corsi, quattordici giubbe di Contrada indossate in Piazza del Campo, quattordici vittorie complessive — una in meno di Bastiancino, che ne conquistò quindici, ma nell'Ottocento. E ventun anni legati alla nobile Contrada dell'Oca, con cinque successi.
Non solo Siena: al Palio di Asti prende parte a dieci edizioni con due vittorie (1968 per il Borgo San Pietro, 1984 per il Rione San Martino-San Rocco); vince a Legnano nel 1974 con la Contrada di Sant'Erasmo e a Buti nel 1973 per la Contrada San Nicolao. In Sardegna poche apparizioni: si ricordano una corsa vincente e un'esibizione all'Ippodromo del Poetto di Cagliari.
Corre il suo ultimo Palio di Siena il 2 luglio 1992: tre giri che infiammano i contradaioli, con un duello a suon di nerbate tra Aceto e Legno — Sebastiano Deledda di Lula — acerrimi nemici allora, inseparabili amici oggi. L'ultima vittoria arriva il 3 luglio 1992 e, ironia della sorte, ancora con i colori della Contrada dell'Aquila, gli stessi del primo trionfo.
Appeso il nerbo al chiodo, Andrea si stabilisce ad Asciano, nelle Crete Senesi, dove realizza un apprezzabile allevamento di cavalli e costruisce un museo a suo nome: vi raccoglie e mette in mostra le fotografie e i tanti cimeli messi insieme nel tempo.
La statura di Degortes non si misura soltanto nei trionfi, ma nell'aver nobilitato il legame tra la Sardegna e Siena e nell'averlo trasmesso a chi è venuto dopo di lui.
Quattordici vittorie e cinquantotto Pali corsi tra il 1964 e il 1992: cifre da consacrata leggenda nel Palio del Novecento.
Dopo Pasquale Granata "Garantino", primo sardo sul tufo nel 1951, è Andrea a nobilitare quel legame e a fare da guida a tanti altri fantini isolani.
Ad Asciano, nelle Crete Senesi, costruisce un apprezzabile allevamento di cavalli: la vita accanto agli animali che ne hanno segnato il destino.
Fonda un museo a suo nome, dove raccoglie fotografie e cimeli: il Palio raccontato da chi lo ha vissuto tra i canapi.
Il Palio è un anello oblungo, sabbia di tufo stesa sul selciato e tre curve da far tremare i polsi. La più insidiosa è quella di San Martino; poco prima c'è il Casato. Non esiste piazzamento: conta solo la vittoria della Contrada.
È subito amore con la competizione, e i senesi gli assegnano il nome con cui sarà conosciuto ovunque: "Aceto". Si narra che, rifiutandosi di fare il tradizionale "giro della questua" riservato al fantino vincitore per ottenere più denaro, abbia fatto sì che quella consuetudine venisse progressivamente abbandonata.
Un bilancio che colloca Andrea Degortes ai vertici assoluti dei vincitori del Palio dell'era moderna.
A Siena, tra il 1964 e il 1992.
Al vertice dei vincitori dell'era moderna, una sola in meno del record ottocentesco.
Le giubbe diverse indossate in Piazza del Campo.
Cinque vittorie con la nobile Contrada dell'Oca.
Piazza del Campo, la corsa e il museo di Asciano: le immagini che accompagnano la storia di Andrea Degortes.
Immagini in movimento dal Palio e dalla vita di Andrea Degortes.
"Il Re del Palio di Siena."
Museo dello Sport Sardo
Degortes non è stato il primo sardo a scendere in Piazza del Campo — quel titolo spetta a Pasquale Granata di Villanova Monteleone, detto "Garantino", nel 1951 — ma è lui ad aver nobilitato quel legame con le proprie imprese, diventando il mentore di tantissimi altri fantini isolani.
Dopo di lui e con lui sono scesi sul tufo Salvatore Ladu "Gianchino" di Bono, Giovanni Atzeni "Tittia" di Nurri, Carlo Sanna "Brigante" di Sindia, e ancora Peppino Pes "Pesse" e Massimo Coghe "Massimino", nati ad Asciano ma di chiare origini sarde.