Società Sportive · Pallavolo

Olimpia Sant'Antioco

La prima ed unica squadra sarda arrivata al vertice della pallavolo italiana, in dieci anni di crescita e successi.

Fine anni '60 · nasce come polisportiva
1979 · Serie C nazionale
Serie A2 · prima volta ai vertici
Serie A1 · prima squadra sarda
Una pagina a cura di Giampaolo Cirronis
Fondazione
Fine anni '60, gruppo polisportivo
Primo presidente
Il pretore Antonio Polo
Uomo simbolo
Giuseppe Lai, capitano di ogni salto
Massimo traguardo
Serie A1, prima squadra sarda di sempre
Ritratto curatoriale

La stella del Sulcis che ha portato la Sardegna in A1.

Lo sport sardo, nelle varie discipline, ha le sue squadre simbolo. Nella pallavolo una delle più luminose, forse la più luminosa di tutte, è l'Olimpia Sant'Antioco: per diversi anni orgoglio non solo dell'Isola di Sant'Antioco, ma dell'intera Sardegna.

L'Olimpia nasce come gruppo polisportivo alla fine degli anni Sessanta, per la pratica di pallavolo, atletica leggera e calcio, sotto la presidenza del pretore Antonio Polo. Le maggiori attenzioni vengono però subito concentrate sulla pallavolo.

Partendo dalla Terza divisione, la squadra cresce rapidamente e approda alla Serie C nazionale nel 1979, sotto la guida del coach Ciro Tramonte. Nella prima stagione in Serie C viene inaugurato il Palazzetto dello sport, destinato negli anni a venire a diventare un vero e proprio «fortino quasi inespugnabile».

Da lì in avanti è una scalata continua: la Serie B, la B1, la A2 e infine la storica promozione in Serie A1, mai riuscita prima a una squadra sarda di pallavolo.

Il vivaio di casa

La squadra vede crescere tanti talenti locali: Graziano Longu, Franco Sabbatino, Mario Della Pia e soprattutto Giuseppe Lai, che diventerà l'uomo simbolo del club, considerato da molti il più grande giocatore di pallavolo della storia in Sardegna.

Il fortino

Il Palazzetto dello sport di Sant'Antioco, inaugurato nella prima stagione di Serie C, diventa un campo quasi inespugnabile. Nella notte della promozione in A2 verrà riempito letteralmente come un uovo da oltre mille spettatori.

Si apre al mondo

Dal primo straniero, l'universale californiano Willy Wilson, ai brasiliani Elberto Furtado e José Francisco Filho «Pelè», fino al polacco Krzystof Stelmach e allo spagnolo Rafael Pascual: una piccola isola che chiama campioni da tre continenti.

I Commandos Lions

Il tifo casalingo guidato da Tore Uccheddu accompagna la squadra nella difficile prima stagione di A2 e diventa parte integrante dell'impresa: dieci vittorie, venti sconfitte e una salvezza che ha del miracoloso.

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Le origini · fine anni '60

L'Olimpia nasce come gruppo polisportivo per la pratica di pallavolo, atletica leggera e calcio, sotto la presidenza del pretore Antonio Polo. Le maggiori attenzioni vengono subito concentrate sulla pallavolo, e la squadra parte dalla Terza divisione.

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La Serie C e il Palazzetto · 1979

La crescita è rapida: nel 1979 arriva l'approdo in Serie C nazionale, sotto la guida del coach Ciro Tramonte. Nella prima stagione in Serie C viene inaugurato il Palazzetto dello sport, destinato a diventare negli anni a venire un fortino quasi inespugnabile.

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Il sogno sfiorato · 1983/1984

Con in campo i talenti cresciuti in casa — Graziano Longu, Franco Sabbatino, Mario Della Pia, Giuseppe Lai — e in panchina il coach Chicco Moroni, la squadra sfiora la promozione in Serie B. Il sogno svanisce nello spareggio con la Scavolini Pesaro.

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La Serie B · 1985/1986

«Digerita» la grande delusione, la società guidata dal presidente Nino Locci ci riprova e centra l'obiettivo: secondo posto nella poule promozione alle spalle del Velletri, con una squadra quasi interamente antiochense e con in panchina un coach cresciuto in casa, Angelo Mocci.

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Il salto in B1

L'Olimpia solleva l'asticella delle sue ambizioni e rinforza l'organico, inserendo tra gli altri il primo straniero, l'universale californiano Willy Wilson, lo schiacciatore milanese Paolo Mazzini e l'avvocato Massimo Segnalini, altro schiacciatore. Quando la Serie B viene divisa in B1 e B2, la squadra guidata da Giuseppe Perra chiude terza alle spalle di Prato e Genzano e acquisisce il diritto a giocare in B1.

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L'arrivo di Carlo Baldini

Crescono le ambizioni e la squadra viene affidata al coach piacentino 41enne Carlo Baldini; il direttore sportivo è Tore Solinas, che porta a Sant'Antioco Luca Boy e Quinto Valdes. L'Olimpia inizia a fare paura alle squadre più ambiziose del girone, lotta al vertice per tutta la stagione e chiude seconda alle spalle della Tomei Livorno, a pari punti con la Libertas Genzano.

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La promozione in A2

La società rafforza l'organico con il palleggiatore Claudio Aiello e il centrale Cosimo Polito; termina invece l'esperienza di Willy Wilson. La squadra risponde alle aspettative e intraprende uno spettacolare testa a testa con Ferrara e Sestese, deciso all'ultima giornata al Palazzetto antiochense, riempito letteralmente come un uovo da oltre mille spettatori. Giuseppe Lai e compagni vincono il match 3 a 1 e per la prima volta una squadra sarda arriva ai vertici della pallavolo italiana, conquistando la A2.

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L'impatto con la A2 e la salvezza

Arrivano dal Brasile il centrale 23enne Elberto Furtado e lo schiacciatore 31enne José Francisco Filho «Pelè», a cui si aggiunge Piero D'Angelo, ma l'impatto con la categoria superiore è pesante. Il forsennato tifo casalingo dei Commandos Lions, guidati da Tore Uccheddu, riesce nel miracolo: dieci vittorie, venti sconfitte, dodicesimo posto finale e la A2 è salva.

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Da Sant'Antioco a Cagliari · estate 1992

Il presidente Antonello Aste e il direttore sportivo Tore Solinas confermano Baldini e rinforzano la squadra con l'argentino Juan Manuel De Palma, lo statunitense Jon Root, Stefano Pellegrini e il cecoslovacco Petr Fiala. Dopo un avvio tremendo Baldini viene sostituito dal brasiliano Radames Lattari e la squadra risorge fino all'ottavo posto. Nell'estate 1992 arriva il trasferimento dal piccolo e ormai inadeguato Palazzetto di Sant'Antioco a quello di via Rockefeller, a Cagliari: una scelta obbligata per continuare a crescere. Il sacrificio ripaga, con un sesto posto e il diritto a disputare l'Italian Open.

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La storica Serie A1

Il nuovo direttore generale Nereo Baliello rivoluziona la squadra: arrivano il secondo palleggiatore Valdemaro Gustinelli, il centrale Giorgio Baldi, lo schiacciatore Esteban de Palma, il polacco Krzystof Stelmach e l'opposto spagnolo Rafael Pascual. Le favorite sono Macerata e Napoli, e l'esordio è amaro: ko a Livorno per 2 a 3, senza Stelmach squalificato. La reazione del gruppo è straordinaria: dieci vittorie consecutive portano l'Olimpia in testa alla classifica, posizione che non lascerà più fino alla fine. Promozione in Serie A1 con 25 vittorie e 5 sconfitte: prima squadra sarda a riuscire nell'impresa.

I protagonisti

Chi ha costruito la scalata.

Presidenti, dirigenti, allenatori e giocatori: le figure che in dieci anni hanno portato una società di provincia dalla Terza divisione alla massima serie nazionale.

I presidenti

Dal pretore Antonio Polo, che fonda la polisportiva, a Nino Locci, che centra la Serie B, fino ad Antonello Aste negli anni della A2: tre stagioni diverse della stessa ambizione.

Gli allenatori

Ciro Tramonte porta la squadra in C, Chicco Moroni sfiora la B, Angelo Mocci la conquista, Giuseppe Perra guida il passaggio in B1. Poi Carlo Baldini firma la A2 e Radames Lattari la storica A1.

La dirigenza tecnica

Il direttore sportivo Tore Solinas costruisce la squadra della promozione in A2; il direttore generale Nereo Baliello rivoluziona l'organico che conquisterà la Serie A1.

L'uomo simbolo

Giuseppe Lai, cresciuto in casa, capitano e trascinatore: per molti il più grande giocatore di pallavolo della storia in Sardegna. È lui a guidare in campo la squadra nella notte della A2 e nella cavalcata verso la A1.

Il campione

Rafael Pascual, l'idolo arrivato in prova

All'Italian Open è legato l'esordio di un opposto spagnolo destinato a diventare l'idolo dei tifosi, il trascinatore della squadra verso la A1 e, negli anni successivi con la maglia dell'Alpitour Cuneo, il miglior giocatore al mondo.

Arriva nell'isola in prova a poche ore dalla partita con il Charro Padova, valida per i quarti di finale del torneo. Rafael Pascual indossa maglietta e pantaloncini, va in campo e dà spettacolo: sette punti e ventiquattro cambi palla.

Con la firma sul contratto, Sant'Antioco inizia a sognare. E il sogno, quella volta, si realizza davvero.

Opposto
Spagna
Trascinatore in A1
Poi il migliore al mondo
Rafael Pascual in attacco con la maglia numero 1 dell'Olimpia Sant'Antioco
Gli ultimi anni

La favola dura un anno, poi il lungo congedo.

La A1 tanto inseguita si esaurisce in una sola stagione. Da lì comincia una discesa che la società prova a fermare fino all'ultimo, con un colpo di coda che porta a Sant'Antioco un futuro campione del mondo.

La stagione in A1

L'errore di programmazione

In estate la società, anziché confermare l'ossatura della squadra che aveva conquistato la promozione, conferma Radames Lattari ma cambia diverse pedine, lasciando partire in particolare il polacco Krzystof Stelmach, uno dei migliori ricevitori delle ultime stagioni sia in A2 sia in A1. I risultati sono disastrosi: retrocessione in A2.

La seconda retrocessione

Cambia tutto in un'estate

Nereo Baliello lascia l'Olimpia e viene sostituito da Fabio Pagliara. Radames Lattari ritorna in Brasile, dove arriverà a guidare la Nazionale verde-oro e, conclusa la carriera da coach, a diventare presidente della federazione brasiliana; al suo posto arriva Luigi Ferlito, mentre Rafael Pascual si trasferisce all'ambiziosa Alpitour Cuneo. La squadra viene ringiovanita, i risultati sono deludenti: esonero di Ferlito, arrivo di Javier Kantor, quart'ultimo posto e seconda retrocessione consecutiva.

A2 1996/1997

Il colpo di coda

Sembra la fine, ma la società rileva i diritti della Pallavolo Torino e si presenta ai nastri di partenza con un organico completamente nuovo e competitivo: il palleggiatore italo-brasiliano Alexandre Della Nina, l'opposto russo Alexandr Yaremenko, lo schiacciatore Claudio Nardi, il ventenne centrale Massimiliano Russo e il ventunenne Luigi Mastrangelo, altro centrale, arrivato in prestito dall'Alpitour Cuneo e futura stella della Nazionale. L'Olimpia chiude al sesto posto.

1997/1998

L'ultima stagione

La crisi incombe: nell'estate 1997 lasciano Sant'Antioco Luigi Mastrangelo, Claudio Nardi e Massimiliano Russo. Con i nuovi arrivi la squadra appare subito debole, Javier Kantor viene esonerato dopo sole quattro giornate e sostituito da Angelo Mocci e Mario Della Pia, ma la retrocessione in Serie B è inevitabile. Finisce un sogno, e con esso la bella storia del S. Antioco Volley.

Archivio fotografico

Le immagini della Stella del Sulcis.

Il fortino del Palazzetto, le notti dei Commandos Lions, i campioni arrivati da mezzo mondo e la squadra della Serie A1: fotografie dall'archivio di Giampaolo Cirronis.

“Per chi l'ha vissuta resta vivo il ricordo delle imprese della magica Stella del Sulcis.”

Olimpia Sant'Antioco — S. Antioco Volley

Lascito

Una piccola isola in cima alla pallavolo italiana.

L'Olimpia Sant'Antioco resta l'unica squadra sarda ad aver raggiunto la Serie A1 di pallavolo. Ci è arrivata partendo dalla Terza divisione, costruendo prima di tutto su giocatori di casa e su un palazzetto che l'intera comunità ha trasformato in un fortino.

Da quel campo sono passati un futuro miglior giocatore al mondo, Rafael Pascual, e un futuro campione della Nazionale italiana, Luigi Mastrangelo. Ma il nome che i tifosi ricordano per primo è quello di Giuseppe Lai, cresciuto a Sant'Antioco e rimasto il simbolo di tutta la storia.

Dieci anni di crescita e di successi per dimostrare che, anche partendo da un'isola nell'isola, si può arrivare in cima allo sport italiano.

Testo e ricerca storica a cura di Giampaolo Cirronis.