Le origini tra Alghero e Cagliari
Nato ad Alghero, si trasferisce da bambino a Cagliari. In una città fatta ancora di spazi aperti, prati e campi improvvisati, cresce con un rapporto naturale con il movimento e con il gioco sportivo.
Atleta, tecnico, cronista, dirigente e scrittore: una vita spesa dentro lo sport sardo, sempre a pochi passi dai suoi protagonisti.
Carmelo Alfonso nasce ad Alghero il 7 dicembre 1933, ma la sua biografia sportiva si forma soprattutto a Cagliari, in una stagione della città in cui il campo, il porto, la palestra e il giornale sono ancora mondi vicini. Prima di raccontare lo sport, lo pratica e lo studia.
Nuotatore della Rari Nantes, diplomato all'ISEF di Roma, tecnico, dirigente federale, poi cronista instancabile per carta stampata, radio e televisione: Carmelo Alfonso attraversa decenni di sport sardo senza restare mai in superficie. Conosce atleti, ambienti, sofferenze e trionfi perché li ha frequentati direttamente.
È questa immersione totale che rende la sua figura speciale. Nelle sue cronache convivono competenza tecnica, memoria storica e una forma di fedeltà agli uomini dello sport che si ritrova anche nei libri, nei racconti, nelle testimonianze lasciate fino agli ultimi giorni.
Nato ad Alghero, si trasferisce da bambino a Cagliari. In una città fatta ancora di spazi aperti, prati e campi improvvisati, cresce con un rapporto naturale con il movimento e con il gioco sportivo.
Il suo primo amore è il nuoto nella Rari Nantes Cagliari del porto. Da atleta passa alla formazione, si diploma all'ISEF di Roma e matura una competenza tecnica che lo porterà anche all'insegnamento e alla guida sportiva.
Prima della firma arriva il mestiere dello sport vissuto. Allena, lavora nel calcio e nel nuoto, entra negli organismi federali e osserva da vicino la nascita di tanti protagonisti dello sport sardo del dopoguerra.
Comincia giovanissimo a scrivere e poi entra in RAI nel 1958. Nel 1962 avvia il lungo rapporto con la Gazzetta dello Sport, destinato a durare circa quarantacinque anni. Diventa capo servizio allo sport e voce autorevole del racconto agonistico sardo.
Segue da vicino figure come Franco Udella, Marco Scano e Tonino Puddu. Il suo legame con il pugilato sardo è profondo, personale, quasi militante: non racconta soltanto i match, ma le vite e le ferite che li accompagnano.
Nel 2002 pubblica "Mussiadu", tributo commosso a generazioni di pugili sardi. Continua a scrivere e commentare il Cagliari fino agli ultimi giorni, lasciando una memoria sportiva insieme documentaria e sentimentale.
La sua autorevolezza non dipende solo da dove scrive, ma da come abita lo sport: da atleta, tecnico, cronista, dirigente e autore.
La Rari Nantes e il nuoto sono la prima matrice della sua educazione sportiva e del suo modo di leggere il gesto tecnico.
Per decenni accompagna i sardi attraverso cronache, rubriche e servizi televisivi, diventando un riferimento stabile del racconto sportivo.
La lunga collaborazione con la Gazzetta dello Sport lo colloca dentro il giornalismo italiano senza mai perdere lo sguardo radicato sull'isola.
Con "Mussiadu" trasforma il giornalismo in testimonianza lunga, dando al pugilato sardo una casa narrativa duratura.
Un libro per non perdere la memoria del ring sardo
"Mussiadu" non è soltanto una pubblicazione. È un gesto di fedeltà verso il pugilato sardo e verso i suoi campioni, soprattutto quelli che hanno vinto pagando prezzi umani altissimi.
Nel libro ritorna il caso di Tonino Puddu a Los Angeles, la storia dell'aranciata che precede il match con Rodolfo Gonzales, e soprattutto il bisogno di salvare dall'oblio un dolore che Carmelo aveva portato con sé per anni.
Qui si vede con chiarezza la sua statura: non solo cronista del risultato, ma uomo capace di trasformare un evento sportivo in memoria morale e civile.
Comincia una lunga stagione nella radio e nella televisione pubblica, fino al ruolo di capo servizio allo sport.
Diventa corrispondente della testata rosa e mantiene il rapporto per quasi mezzo secolo.
Presiede l'Unione Stampa Sportiva e ne rappresenta anche il livello nazionale come vice presidente.
Il suo libro consegna al futuro il volto umano e sportivo del pugilato isolano.
"Carmelo era stimato un po' da tutti, per il suo carattere gioviale e per la sua correttezza esemplare."
Memoria del giornalismo sportivo sardo
Carmelo Alfonso ha incarnato per oltre settant'anni l'essenza di una figura rara: quella del giornalista che sa raccontare perché ha praticato, allenato, studiato, osservato e accompagnato gli atleti da vicino.
Ha seguito il Cagliari fino agli ultimi giorni, ha difeso la memoria del pugilato sardo, ha trasmesso conoscenza a generazioni di lettori e professionisti. La sua voce e la sua penna restano un archivio sentimentale e tecnico dello sport dell'isola.